Chiusura col botto
La prima volta che misi piede in Curva avevo solo 3 anni, a portarmi fu mio padre insieme a mio nonno: la partita era Roma-Sampdoria.
Della partita ricordo solo il risultato: 1-0 per la Roma e l’emozione provata in un posto dove non ero mai stato prima.
La girai da destra a sinistra,da sotto a sopra (povero nonno che mi accompagnava!) sentivo i tamburi rullare, vedevo ragazzi saltellare e sentivo le loro voci che si innalzavano sempre più e quel coro Roma Roma Roma scandito con veemenza, che mi entrò dentro e che non mi lascerà più.
Ricordo le lunghe attese, prima della partita, un fumo giallo-rosso che si alzava dal basso e mi impediva alle volte di respirare, le partite con il pallone quando ancora era il vecchio Olimpico, le improponibili paste e fagioli che una gentile e romanissima signora distribuiva ai vicini di posto.
Il tifo, le coreografie, un signore che gridando in un megafono saliva coinvolgendo tutti nel tifo, lo sventolio di bandiere ed il boato per il goal segnato.
Crescendo imparai le sue “regole”, i suoi umori alcuni, i suoi pensieri e modi di fare (alcuni condivisi altri meno), ne feci parte in qualità di tifoso mai di ultras, e mi inorgoglii quando venne riconosciuta come la “più bella del mondo”, era un sogno e si realizzava ogni domenica che la Roma giocava in casa.
Ieri sera dopo il secondo goal di Totti ho sentito un vociare crescere e tutt’ intorno, un atmosfera simile a Badgad, bombe vicino alle vetrate, un ‘orda di “barbari adolescenti” avvicinarsi minacciosi ale vetrate divisorie, bambini spaventati attaccarsi ai propri papà e chiedere cosa stava accadendo, ho visto le lacrime scendere dai loro occhi ed ho ripensato ai miei 3 anni.
Ricordo una curva: la Sud … mito che da ieri non c’è più!

Nonostante il DASPO abbia ripulito un bel pò le Curve, esse rimangono un pò terra di nessuno. Non c’è più la libertà ed il piacere di seguire una partita in un posto economico e folkloristico.