Bene il carattere, fuori il gioco
La gestione Ranieri sta facendo storcere il naso a qualche purista del gioco e soprattutto agli estimatori del bel gioco visto negli ultimi 3-4 anni, ma prendere una squadra in corsa non è mai facile neanche per il più navigato degli allenatori.
Se poi si guarda al di là del primo mese di inevitabile euforia post-cambio (che produce spesso buoni risultati, vedi Cosmi o Conte) si nota come la persistenza dei problemi più gravi sia difficile da eliminare.
Ranieri ha attraversato le classiche fasi di avvicendamento della guida tecnica: euforia della squadra per i primi risultati positivi, ricaduta inevitabile (perchè se le magagne tecniche/mentali ci sono non svaniscono certo con la bacchetta magica) ed infine una ripresa frutto del lavoro e dell’applicazione.
In questo bisogna dare merito al tecnico, che è riuscito ad inculcare nella testa dei giocatori una mentalità che non si vedeva dai tempi di Capello: anche se subisce un gol, la squadra non si scompone e continua a giocare con la convinzione di poter ribaltare il risultato.
Giocatori leziosi e non sempre inclini alla fatica e al sudore (come l’ultimo Mexes ad esempio,o Menez o a tratti Vucinic) sembrano ormai trasformati in veri gladiatori;è vero che l’entusiasmo è la migliore medicina, ma un Perrotta ad esempio ha dato sempre tutto anche nei momenti bui.
Finita questa prima fase di assestamento caratteriale, attendiamo con fiducia una lenta ma costante svolta anche nella qualità del gioco; Ranieri ha avuto ormai modo di comprendere a fondo le potenzialità della squadra e di capire chi sia funzionale al gioco di squadra ed in che modo.
I giocatori chiave (De Rossi, Totti, Pizarro, Vucinic) hanno piedi buoni e possono adattarsi ad ogni tipo di schema, trovando la quadratura del cerchio con l’incastro degli altri è possibile dare un gioco alla Roma che le permetta di ottenere più continuità durante le partite.
