Continua il vento a favore
Cambia l’avversario ma rimane immutato l’esito: altra vittoria della Roma, 4-1 al Palermo, e la rincorsa continua. Ma anche stavolta, come a Firenze, c’è da non fidarsi delle apparenze.
Tra la comprensibile euforia dei giocatori, dei tifosi e degli addetti ai lavori, si è levato alto l’allarme del “pompiere” Ranieri che ha invitato tutti alla prudenza: da due gare ormai (e se ne potrebbe aggiungere anche una terza, quella di Siena) la Roma viene messa sotto pur vincendo.
Va bene il carattere, va bene la difesa che sta fornendo prove di altissimo valore, va bene il crederci fino al 90°, ma bisogna anche interpretare i risultati al di là dei numeri; su questo lavorerà Ranieri per cercare di capire se le ultime flessioni siano dovute ad un momentaneo (e normale) calo fisiologico, a squilibri tattici o a contromisure prese dagli avversari.
Non bisogna neanche smorzare troppo gli entusiasmi visto che l’euforia sulla quale viaggiano i giocatori giallorossi sta facendo miracoli, bisogna solo evitare che si insinui quella sensazione di onnipotenza che porta inevitabilmente a capitomboli imprevisti quando meno li si aspetta.
Nei primi 20-30 minuti il Palermo ha schiacciato la Roma nella sua metà campo, creando un paio di palle gol pericolose e dimostrando un’organizzazione di squadra notevole: pressing alto, passaggi fitti, apertura del gioco sulle fasce e la sensazione di sapere sempre cosa fare con il pallone. La Roma ha incassato a modo suo, reggendo grazie ad una difesa superba e a ripartenze pericolose.
Sbloccata la partita e raddoppiato ad inizio ripresa, i giallorossi hanno preso in mano le redini del gioco ed il Palermo si è un pò spento, pur rimanendo pericoloso fino al 4 gol di Riise che ha chiuso il match.
Si dice che le vittorie ottenute soffrendo valgano doppio, se è così figuriamoci quanto possano valere avendo segnato 4 gol! Ora serve la massima umiltà e concentrazione con il Catania, match nel quale mancheranno sia Totti (discreto ieri) che Toni e che Baptista è chiamato a sostituire dimostrando di essersi ritrovato.
