La differenza fra Cerci e Pit
Sembra più una provocazione che un plausibile confronto quello fra i due esterni giallorossi (uno ormai ex) eppure un diverso approccio alla partita potrebbe cambiare le sorti di Cerci.
Pit è consapevole del suo valore e del suo ruolo: sa di non essere un fenomeno e, grazie anche alla sua duttilità tattica, quelle rare volte che viene impiegato cerca di fare il suo senza strafare. Si “accontenta” di rispettare le consegne e, come nel caso di Domenica con il Siena, riesce a tirare fuori una buona partita (con tanto di assist) grazie ad un atteggiamento rilassato e consapevole.
Da ieri è alla Triestina, gli auguriamo di poter ritagliarsi un suo spazio e di ricevere qualche apprezzamento in virtù del suo impegno mai negato.
Cerci è consapevole del suo valore ma non del suo ruolo: sa di avere numeri importanti ma morde il freno perchè vorrebbe più spazio. Ogni volta che scende in campo la sua foga è pari alla ricerca del numero, della giocata che lo metta in vetrina e spesso finisce per essere vittima della sua stessa pressione.
Un allenatore come Ranieri è probabilmente più attento all’equilibrio di squadra ed ai movimenti corali piuttosto che a un dribbling riuscito o a un guizzo in area e cerca di ottenere da Cerci una continuità di rendimento ed una maturità tattica che si sviluppano solo nel tempo. Ranieri (e la dirigenza) è convinto che Cerci debba ancora completare la sua maturazione per far capire se può essere un importante giocatore da serie A oppure se non abbia il temperamento necessario per giocare a certi livelli; se la Roma non ha ritenuto opportuno farlo giocare di più in prestito (per motivi tecnici o contrattuali poco importa) è bene che Cerci si cali in uno stato d’animo diverso e cerchi di giocare con la maggiore serenità possibile, perchè ha tutte le carte in regola per far bene.
