La rinascita ha il numero 11
Tra i diversi protagonisti di questa resurrezione della Roma ce n’è uno che forse non sarà tra i più “in vista” ma è sicuramente uno di quelli tatticamente più importanti: Rodrigo Taddei.
Dato per finito da 2 anni, bollito dopo il ciclo Spalletti basato su velocità e pressing, spremuto da infinite corse e rincorse sulla fascia e martoriato da una sequenza di micro infortuni impressionante, l’italo-brasiliano è tornato finalmente in salute ed il suo apporto sta dando molto alla Roma in termini di equilibrio tattico.
Lui che era il contraltare di Mancini (Amantino ala alta e Rodrigo ala di raccordo) ed evitava di sbilanciare il tridente giallorosso sta ricoprendo diversi ruoli con la consueta duttilità tattica. Dall’alto dei Distinti Sud è stato possibile vedere il continuo movimento di Taddei in versione trequartista (nei primi 20 minuti) e poi le solite rincorse sulla fascia con tanto di pressing sul portiere.
Taddei ha una tecnica di base nella media della serie A, con anche alcuni colpi buoni, ma è il classico giocatore che basa molto il suo rendimento sul dinamismo (un pò alla Perrotta): calando il fisico calano inevitabilmente le prestazioni.
Senso della posizione, versatilità, movimento, pressing e copertura degli spazi: se aggiungiamo 5-6 gol a stagione ecco che Rodrigo si dimostra (ri)acquisto fondamentale per i prossimi anni, giocatore magari poco appariscente ma che parecchi allenatori farebbero giocare sempre.
