Analisi di un derby
Che strano lunedì è oggi per il popolo giallorosso. Eppure sembra non essere cambiato nulla. Tutto identico: +1 dall’Inter, sempre in cima alla classifica.
La Roma ha vinto una partita diversa dalle altre, vero, ma nella sostanza vinta come tutte le altre. Vinta perché giocata contro un avversario inferiore. Con cinismo, umiltà, massimizzando quello che l’inerzia del match ci ha prima tolto e poi meritatamente ridato.
Sento dire di un match deciso dagli episodi, vero anche questo, ma pensate sul serio che agli episodi di ieri non si possa dare spiegazione “empirica” ? Proviamo con onestà intellettuale a dare delle risposte.
L’avversario inferiore è andato in vantaggio perché erronee scelte tattiche hanno assottigliato il gap: centrocampo poco equilibrato e costantemente in inferiorità numerica. Un lusso che non puoi permetterti giocando con le piccole in lotta per non retrocedere.
Mister Ranieri, capito il deficit sostanziale generato, cambia con la semplicità che lo ha contraddistinto da quando ci allena. Le sostituzioni di Totti e De Rossi diventano talmente ovvie che l’ambiente le cataloga come scellerate solo perché disabituato a prese di responsabilità così nette. Un capolavoro che ci porta in 11 alla vittoria. Scelte contestualizzate dall’incapacità di approccio sereno a match di questo tipo da parte dei giocatori/tifosi, dai cartellini gialli presi, e dalla voglia di equilibrio tattico.
I rigori: tutti e due sacrosanti, tutti e due decisivi. Anche in questo caso il tutto favorevole alla squadra più forte. Gli avversari più deboli infatti mandano sul dischetto, nel momento topico della gara, un povero ed onesto calciatore di provincia che poco c’entrava con l’atmosfera di ieri, completamente disabituato ad un platea dalla voce incessante che, o ti motiva, o ti accartoccia su te stesso. Lui si accartoccia e sbaglia perché sta sotto, Julio si butta e para perché è in alto.
Noi subito dopo confermiamo il solito assunto: realizziamo il penalty semplicemente perché sul dischetto va uno forte, con gli attributi, consapevole che lo scudetto vale più di una salvezza. E vale talmente tanto di più che segna pure il vantaggio. Semplice no?
Dal raddoppio in avanti è accademia, la sofferenza legata più agli interminabili 5 minuti di recupero, che ai reali pericoli portati dalla matricola.
Chiudo ricordando schifato che in Italia i delinquenti la fanno sempre franca, che Totti era in SUD quanto faceva il “Cesare”, per cui non vedo istigazione ma sfottò, e che l’arbitro di ieri è il migliore del mondo. Che bel lunedì di sole è oggi per il popolo giallorosso, in lato c’è solo la cenere degli sconfitti.

Caro Agostino, la rabbia della Lazio è proporzionale all’illusione della vittoria che hanno avuto per un tempo. 45 minuti per illudersi, 15 minuti di Mirko per tornare con i piedi per terra (e con uno dei piedi in B!)