Questi non sono tifosi

Mi reputo un tifoso “normale” della Roma, con gli eccessi umorali di un tifoso incallito ma anche con l’equilibrio di una persona civile. Mi dissocio totalmente da certi facinorosi esaltati.

Ho ancora in testa lo stralcio di intervista rilasciata dal ragazzo accoltellato (che non nomino per non fargli pubblicità gratuita) al giornalista della Gazzetta dello Sport, ma non riesco ancora a trovare un perchè a certe parole e certi atteggiamenti.

Il concetto espresso “le coltellate si prendono e si danno” mi fa inorridire, immaginando scene del tipo “oggi è toccato a me rischiare di morire, domani renderò pan per focaccia a qualcun altro”. Questo non è tifo, non è nemmeno essere ultrà nel senso buono del termine, rappresenta solo uno stadio di anomalia mentale molto pericolosa.

Vivere il calcio come attività correlata a quella di essere un teppista, sfogare la propria frustrazione e la propria inettitudine prendendosela con altri infelici come lui, cercare pateticamente di dimostrare un proprio codice d’onore difendendo il nemico che ti ha ridotto in fin di vita, come se ci fosse un onore in certi atti.

Dichiarando di “voler tornare allo stadio appena possibile”, questo essere dimostra anche di non avere alcun buon senso nè di avere accanto persone che lo incoraggino in scelte più appropriate, ma soprattutto è dannoso per chi allo stadio ci va con altri scopi e ben altri atteggiamenti.

La dott.ssa Sensi non dovrebbe avere niente a che fare con gente simile, dimenticando l’invito in sede rivoltogli forse più sulla scia della compassione che della reale utilità. Questa è la feccia, presente purtroppo in quasi tutti i gruppi di facinorosi di calcio, che deve essere allontanata dal calcio e con cui non si dovrebbe più avere nulla a che fare nè allo stadio nè nella vita di tutti i giorni.

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