I Miserabili

Nel capolavoro di Victor Hugo “I Miserabili”, l’autore narra le vicende “degli ultimi” nella Parigi post Napoleonica, in quel ventennio in cui si cercava violentemente di mettere a repentaglio le idee cardine della Rivoluzione Francese, movimento che storicamente sancisce il vero passaggio alla storia moderna.

I Miserabili sono ex forzati, prostitute, monelli di strada, studenti in povertà, più in generale vittime della miseria, che con orgoglio e dignità cercano rivincita, la resurrezione, la risalita.

Chissà cosa avrebbe pensato un Victor Hugo, magari appassionato di calcio, di fronte alla partita di calcio balilla andata in scena ieri sera all’Olimpico. Quale definizione avrebbe dato agli esseri umani presenti ieri sera allo stadio di Roma. Quali i miseri e quali i miserabili?

Probabilmente sarebbe stata l’ultima partita di calcio della sua vita. La partita degli ultimi, appunto.

Vedete, immaginare per Lazio - Inter un risultato diverso da quello di ieri era obbiettivamente impossibile. Troppo comoda per loro è stata la non concomitanza dei match che decidevano le retrocesse e più specificatamente il risultato di Bergamo. Trovare delle motivazioni, con in tasca l’unico vero obiettivo della stagione (la salvezza anticipata e lo “sgambetto” vile e vigliacco alla Roma giallorossa), era veramente difficile.

Fin qui dunque, nulla mi ha stupito. L’Inter ha vinto, ed avrebbe vinto comunque, semplicemente perché migliore della squadretta dai colori sbiaditi.

Di contro, la mia amata Roma, continua a pagare a caro prezzo passi falsi vecchi come il “cucco”, quattro punti al Livorno ed i pareggi scellerati con Napoli e Cagliari. La sconfitta con i doriani ci può anche stare.

Quello che più mi ha disgustato è l’atmosfera che si è creata sugli spalti e che inevitabilmente ha coinvolto anche i ventidue attori in campo. Andare allo stadio per minacciare i propri giocatori e fare un tifo sfrenato per l’avversario, è quanto di più umiliante può fare un supporter per lo sport. E’ la massima espressione della inconsapevole vergogna che hanno provato nel vedere un Tardini colonizzato dal palpitante popolo romanista.

All’improvviso in novanta minuti le distanze tra loro ed il piccolo e criticato Lotito azzerate; dicevano di meritare qualcosa di più … ora sanno che hanno ciò che meritano. Sommersi da una inconfutabile montagna di stabbio, ridicolizzati da tutto il mondo del calcio, schiacciati da un complesso di inferiorità che pesa come un macigno. Che bello vederli cosi.          

Non so cosa sarebbe accaduto a parti invertite, ma credetemi, la considero una situazione talmente mediocre che stento a pensare mia. Piuttosto me ne starei a casa, in un angolo … il palcoscenico grottesco non mi interessa e non è nel DNA del tifoso romanista.

De Rossi dopo la Samp ha chiaramente detto che se avesse potuto sarebbe andato allo stadio per gridare forza lazio … Ma mai nelle vita potrebbe pensare di andare allo stadio a tifare la squadra avversaria: sono due cose totalmente diverse. Piuttosto sta a casa.

Concludo nel dire che Reja, bontà sua, ha evitato lo squallore dell’intervista post gara rimediando domenica scorsa una squalifica Pirandelliana, lasciando il ruolo di parafulmine allo sconosciuto Lopez, che pena mi ha fatto; inoltre i vari Nedved, Simeone, Signori, Mancini, Casiraghi, Peruzzi, Almeyda, Nesta etc., etc., non si sarebbero mai abbassati a tanto. Piuttosto se ne sarebbero stati a casa.

A proposito, tutto deve essere ancora deciso. A partire da mercoledì. Troppe cose strane sono accadute. So solo che non me ne starò a casa.

I Commenti sono chiusi