Il peso della stampa

Ormai il mettere bocca nel calcio sembra uno sport nello sport: chiunque si sente autorizzato a dire la sua pontificando dall’alto del suo ruolo extracalcistico ma di rilievo (chissà a che titolo poi…), solo che è poi la stampa a decidere chi e cosa mettere in risalto. E così sotto la gogna ci finiscono sempre i soliti, mentre altri sembrano inattaccabili.

Si continua incredibilmente a parlare dei pollici di Totti (un normale sfottò, non facile da digerire dal pubblico laziale ma pur sempre una goliardata) e non dei gesti di Chivu (quelli sì offensivi!), ci si indigna per il catenaccio del Siena (unica tattica possibile) contro l’Inter ma si ignora l’antisportività della Lazio (che non ha proprio scelto una tattica).

Sembrano alzarsi solo certe lamentele, dichiarate sacrosante, mentre altre (quelle di Ranieri) vengono additate come piagnisteo pur mantenendo (uno fra pochi) un’educazione che sembra sparita.

L’onorevole La Russa sembra non aver altri problemi nel paese che scandalizzarsi dell’atteggiamento del Siena, quando invece si è visto che, nonostante l’abisso tecnico, i giocatori abbiano provato a fare la loro partita. Ma non c’erano quelli che dicevano che era impossibile che la Lazio potesse battere l’Inter? E allora perchè il Siena non doveva fare catenaccio e contropiede? Almeno in campo se la sono sudata.

Lo striscione contro Totti è già passato in secondo piano: si dirà che il Capitano se l’è cercata a forza di “sfottere” gli avversari, ma a mio modo di vedere c’è sempre un limite a tutto. I suoi sfottò possono dare fastidio ma non sono mai scaduti nella volgarità gratuita, come invece è stato per Chivu, per i tifosi ieri e per Di Canio (un altro che ha perso l’occasione per stare zitto) in passato. Ha sbagliato in finale di Coppa Italia ed è stato giustamente squalificato, questa è la “pena” calcistica, senza bisogno di scomodare gente che col pallone ha poco a che fare.

Finisco qui perchè non ho voglia di alimentare nuove polemiche, spero solo (ma so che sarà un’illusione) di vedere un pari trattamento per tutti, dal punto di vista giornalistico e di giustizia sportiva.

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