Contenti voi, contenti tutti
Che tenerezza che mi fanno. Un passaggio avanti e tre indietro, di fronte allo zio Tom. E’ come una scolaro di seconda elementare che fa una pagina di P, una di L, una di F … e poi quando il maestro gli dice che la zampetta è venuta male, ricomincia lentamente a fare le sue belle letterine. C’è tempo per le prime frasi.
Questa è la Roma: lenta, impacciata, sempre con il pallone in mezzo ai piedi, e come si intravede il limite dell’area, via, di nuovo indietro. Siamo di fronte al punto più basso da Carlos Bianchi in avanti.
Quella di Luigi Enrico è l’antitattica all’ennesima potenza. Ostinato e, ripeto, presuntuoso, nel pensare che questo sia un sistema di gioco efficace e di “progetto”. Terzini che non sono terzini e centrocampisti che fanno i difensori. Giocatori rilegati al passaggio da tre metri ed attaccanti fuori ruolo.
Un disastro.
Una noia mortale.
Utopia.
Il Siena ci ha dato una lezione di calcio cristallina, ovvio: loro hanno un consapevole allenatore di calcio, noi un innocuo radical chic. Rabbrividisce persino Oronzo Canà. E poi sarebbe fin troppo facile criticare il singolo protagonista della gara; non ce n’è uno sufficiente, tutti in stato confusionale.
D’accordo nel progetto innovativo a lunga scadenza, ma partire da un allenatore di palla a mano mi sembra davvero un azzardo. Sabatini e Baldini avranno materiale su cui riflettere, a cominciare dagli errori del mercato estivo.
Ed a quelli che mi dicono che sul carro dei vincitori ci sono solo pochi posti, io rispondo che intanto mi avvio a piedi, arrivo prima sicuro, e che quella comunella che fanno prima del fischio d’inizio è patetica… neanche nel cartone animato di Holly e Benji.
